RICERCA: LA SCRITTURA NELL’ANTICO EGITTO

 

LA SCRITTURA

NELL’ ANTICO

EGITTO

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CAPOGRUPPO: Ruggero

RESPONSABILE MATERIALE: Simone

RICERCATORE: Nicolò

INTRODUZIONE

La scrittura egizia viene inventata nel terzo millennio a.C. dagli antichi egizi. Si tratta di una scrittura sacra iscritta mediante geroglifici ( scrittura geroglifica ).

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Sotto l’ antico regno esistono circa 750 segni diversi. Con il passare dei secoli, gli scribi ne aggiungono di nuovi. All’ epoca di Cleopatra i geroglifici raggiungono il numero di 2500! Si scrive da destra a sinistra o dall’alto verso il basso.

geroglifici egizi sono i segni sacri scolpiti o pittorici che compongono il sistema di scrittura monumentale utilizzato dagli antichi Egizi, che combina elementi ideografici, sillabici e alfabetici. L’uso di questo tipo di scrittura era riservato a monumenti o qualsiasi oggetto, come stele e statue, concepiti per essere eterni; la scrittura corrente e quotidiana in Egitto era quella ieratica. Un sistema simile venne utilizzato anche dalla civiltà minoica, tra il 2000 a.C. e il 1650 a.C. circa. Il termine geroglifico deriva dal latino hieroglyphicus, “segni sacri incisi” composta dall’aggettivo ἱερός hieròs, che significa “sacro”, e il verbo γλύφω glýphō, che significa “incidere”. Il riferimento all’incisione risiede nel fatto che questi simboli erano solitamente incisi, appunto, sulla pietra e quindi utilizzati come scrittura monumentale (come ad esempio i templi, assumendo quindi valore sacro), accanto allo ieratico utilizzato invece per la scrittura corrente su papiro. Il termine egizio per geroglifici è traslitterato come mdw nṯr (spesso trascritto, perché così convenzionalmente pronunciato, medu netjer), letteralmente “parole del dio”, con riferimento al dio Thot cui era attribuita l’invenzione della scrittura.

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GLI SCRIBI

Gli scribi, nell’antico Egitto, appartenevano a una casta molto potente, ammirata e ben retribuita che si occupava dell’amministrazione del paese. Nel Regno Antico essi venivano scelti tra le famiglie nobili, mentre nel Nuovo Regno questa professione fu estesa a tutti.

Il tempo per formare uno scriba era molto lungo: solo gli alunni più dotati, coloro che imparavano l’arte complicata del geroglifico monumentale, riuscivano ad arrivare a corte. Lo scriba, mantenendo il segreto della sua professione, tramandava le sue conoscenze di generazione in generazione. Agli scribi era assegnato come protettore Thot, il dio della scrittura e della saggezza, nonché mago e messaggero degli dei.

Gli scribi assunsero un ruolo di grande importanza, formando una classe intellettuale di alto calibro nella società egizia, poiché si occupavano dell’amministrazione della vita civile. Il loro reclutamento era essenziale per lo Stato egizio e veniva svolto da scuole specializzate dette Case della Vita. Come spesso accadeva nelle società antiche, il possesso della cultura equivaleva al potere e gli scribi erano un tramite tra due mondi differenti: quello dell’analfabetismo e quello della cultura.

Gli scribi erano addetti a svolgere compiti amministrativi e alla copiatura dei testi religiosi. Affrontavano un tirocinio nei templi di quattro anni, durante i quali venivano addestrati con la massima severità, ricorrendo, talvolta, a punizioni corporali. Lo scriba poteva, inoltre, specializzarsi in studi religiosi per diventare sacerdote, oppure per la via della medicina. Il più delle volte gli scribi finivano per compiere studi di aritmetica, di geometria e di amministrazione, per diventare funzionari del Faraone o amministratori di un gran signore o di un ricco tempio.

Riguardo alle operazioni contabili, gli scribi adoperavano una scrittura denominata “ieratica”, più semplice e scorrevole dei pittogrammi, che venivano invece utilizzati per i testi sacri e le decorazioni monumentali.

Per scrivere, lo scriba, oltre ai papiri e al pennello, utilizzava anche altri strumenti, come una paletta, un pestello, un mortaio, colori come il rosso ocra contenuto in un doppio calamaio, un coltello e un rullo per papiro, e infine un cubito (un righello graduato).

Sono stati rappresentati nei bassorilievi e numerose sono le statue di scribi rinvenute nelle tombe dei funzionari. Queste statue sono facilmente riconoscibili per la posizione seduta con le gambe incrociate e con la testa inclinata in avanti come rappresentato nella statua detta Scriba rosso.

Per imparare a leggere e a scrivere i geroglifici occorrono da 4 a 5 anni di studio.

Di solito si diventa scriba di padre in figlio .L’insegnamento incomincia verso l’ età di 9 anni.La scuola più prestigiosa si trova nel palazzo del faraone e accoglie i bambini della corte.Gli altri si riuniscono nei templi.Pochissimi bambini hanno diritto a questo insegnamento.Gli alunni imparano a leggere e poi a copiare dei testi,dei racconti per esempio.I maestri fanno anche dettati.Attenti agli errori!Gli insegnanti sono severi e,a volte, danno colpi di bacchetta.Gli scribi, nell’antico Egitto, appartenevano ad una casta molto potente, ammirata e ben retribuita che si occupava dell’amministrazione del paese.
Nel Regno Antico quest’ultimi venivano scelti tra le famiglie nobili, mentre nel Nuovo Regno questa professione fu estesa a tutti. Il tempo per formare uno scirba era molto lungo, solo gli alunni più dotati, coloro che imparavano l’arte complicata del geroglifico monumentale,riuscivano ad arrivare a corte.
Lo scriba, mantenendo il segreto della sua professione tramandava le sue conoscenze di generazione in generazione.

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ALFABETO

Per molti anni, la più antica iscrizione geroglifica è stata la Paletta Narmer, trovata durante gli scavi a Hierakonpolis (la moderna Kawm al-Ahmar) alla fine del XIX secolo, databile al 3000 a.C. circa. Nel 1998 un’équipe archeologica tedesca durante gli scavi ad Abydos (la moderna Umm el-Qa’ab scoprì la tomba U-j di un sovrano predinastico e rinvenne trecento tavolette d’argilla iscritte con proto-geroglifici. Questo sepolcro è stato datato al 3200 – 3100 a.C circa

In seguito allo sviluppo ed alla diffusione della scrittura tra la popolazione egizia, le forme dei glifi si andarono semplificando nei due tipi di scritture derivate: lo ieratico (usato fin dai tempi più antichi per la scrittura su papiro) e il demotico (derivato dallo ieratico, prima come semplice stenografia e diventato poi di uso comune a partire dalla XXVI dinastia).
La scrittura geroglifica rimase in uso come forma cerimoniale ed epigrafica.

I geroglifici continuarono ad essere usati anche dopo la conquista dell’Egitto ad opera di Alessandro Magno ed anche per tutto il periodo della dominazione romana. È indicativo che la Stele di Rosetta, testo di epoca tolemaica, contenga lo stesso testo sia in forma geroglifica che demotica (oltre che in greco).

I cartigli

Il faraone era dotato di un titolo regale, che consisteva in cinque grandi nomi. Il primo era il “nome di Horus” (tradizionalmente, il dio dinastico), preceduto dal serekh dello stesso Horus, un disegno rettangolare rappresentante la facciata del palazzo reale, al cui interno era scritto in caratteri geroglifici il nome del faraone e sul quale era appollaiato il dio in forma di falcone.Il segno formato dal cobra e dall’avvoltoio era il nome geroglifico degli dei Dames, Nekhbet e Uadjit, gli dei e dee protettori dell’Alto e del Basso Egitto. Seguiva il nome di “Horus d’oro”, preceduto dal geroglifico di Horus al di sopra di un monile in oro, la cui interpretazione è oggi ancora incerta.Si chiama “prenome” il nome portato dal faraone in quanto re dell’Alto e del Basso Egitto; era preceduto dal giunco e dall’ape, plantes araldiche dell’Alto e del Basso Egitto, iscritto all’interno di un cartiglio. Solo alla fine era indicato il nome di nascita, preceduto dalla menzione “figlio di Ra”, iscritto anch’esso in un cartiglio; si tratta del nome con il quale noi designiamo “confidenzialmente” ogni sovrano: Tutankhamon, Ramesse ecc.

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Gli antichi egizi utilizzano una penna ottenuta dalla lavorazione del gambo di un giunco. La penna viene immersa in un liquido composto da acqua, colla e cenere. Poggiando la penna sul papiro il telo assorbe l’inchiostro lasciando visibile il segno scritto. A differenza delle tavolette di argilla dei sumeri, in parte utilizzate anche dagli antichi egizi, la comunicazione scritta sul papiro è molto più pratica in quanto consente di archiviare un maggior numero di informazioni e agevola il trasporto del supporto scritto nelle comunicazioni a distanza.

venivano impiegati per le scritte religiose soprattutto nei templi e negli obelischi.

E’ noto che le popolazioni che vivevano anticamente sulle sponde del Nilo usassero come scrittura i geroglifici; tale modalità di scrittura veniva impiegata principalmente per le incisioni su pietra e prevedeva un modo per rappresentare i numeri. Dall’altro lato c’era la scrittura degli scribi, utilizzata per i papiri, che veniva detta scrittura ieratica (che potrebbe essere vista, per fare un’analogia, come il nostro corsivo).
Purtroppo, mentre per la matematica babilonese il supporto principale erano tavolette di terracotta, per quanto riguarda gli egizi la gran parte delle testimonianze ci è giunta su papiro che però mal sopporta il tempo e le intemperie.
Le due più importanti testimonianze per quanto riguarda la matematica egizia sono:
– il Papiro di Rhind: si tratta di un papiro largo circa 30 cm e lungo circa 5,46 m conservato al British Museum. Era stato acquistato nel 1858 in una città balneare sul Nilo da un antiquario scozzese, Henry Rhind, e perciò è conosciuto spesso con il nome di Papiro di Rhind o, meno frequentemente, di Papiro di Ahmes in onore dello scriba che lo aveva trascritto intorno al 1650 a.C.. Lo scriba ci informa che il contenuto è tratto da un esemplare risalente al Regno Medio e composto fra il 2000 e il 1800 a.C.. Contiene 87 problemi desunti dalla vita pratica di vario genere.
– il Papiro di Mosca: fu acquistato in Egitto nel 1893; è lungo circa come il Papiro di Rhind (circa 5,5 m), ma è largo soltanto un quarto di quest’ultimo (7,5 cm). Fu scritto da un ignoto scriba della dodicesima dinastia (1890 a.C. circa). Contiene 25 esempi, per lo più desunti dalla vita pratica e non molto diversi da quelli del Papiro di Ahmes.

Il sistema di numerazione:

Per quanto riguarda il sistema di numerazione geroglifico, è presente una base 10 e per scrivere i numeri venivano affiancati i simboli di unità, decine, centinaia, … C’è da notare che non si tratta di un sistema posizionale poiché ogni simbolo ha un significato/valore intrinseco e di conseguenza non ha importanza come vengono rappresentati i vari simboli per formare un numero.

Esempi:

Per quanto riguarda le operazioni si aveva l’addizione e la moltiplicazione pressoché identiche alle nostre, con l’accorgimento che a 10 simboli uguali andava sostituito il simbolo di un ordine di grandezza successivo; la moltiplicazione e la divisione invece si basavano sulla scomposizione dei fattori in base due come si può vedere nel seguente semplice esempio:

Poniamo di voler calcolare 41 * 59. Per prima cosa si scrivono i due fattori su due colonne; poi sulla colonna di sinistra, partendo dall’unità si scrivono le potenze di 2 minori del primo fattore. Sulla colonna di destra comparirà invece il secondo fattore raddoppiato.
Nella colonna di sinistra vanno trovati ora quei numeri che sommati danno il primo fattore (41). Segnamo i corrispondenti nella colonna di destra: la loro somma è proprio il risultato della moltiplicazione.

41*59=59+472+1888=2419

41

1
2
4
8
16
32

59

59
118
236
472
944
1888

In modo simile si poteva procedere per la divisione.

Per quanto riguarda il sistema di rappresentazione ieratico, si tratta di un sistema composto da simboli più semplici da rappresentare; è anch’esso non posizionale.
Vi erano 9 simboli tutti diversi per le unità e vi erano poi dei simboli per rappresentare i multipli di 10, di 100 e di 1000; si otteneva quindi una numerazione non posizionale relativamente veloce sino a 9999.

Oltre a queste conoscenze, dai papiri di Rhind e di Mosca, si deduce la conoscenza e l’uso presso gli antichi egizi di frazioni. In genere erano utilizzate tutte frazioni con numeratore l’unità fatta eccezione per 2/3 e 3/4; venivano rappresentate segnando un piccolo ovale il simbolo indicante il numero di cui si voleva il reciproco, come si piò vedere nei seguenti esempi:

All’origine della scrittura geroglifica ciascun segno era usato come pittogramma, indicava, cioè, figurativamente il suo significato, ma in seguito la necessità di esprimere concetti astratti e nomi propri portò all’utilizzo dei segni per il loro valore fonetico, secondo il principio dei “rebus”.

La scrittura geroglifica è detta “monumentale”, poiché veniva usata soprattutto per le iscrizioni scolpite sulle pareti dei templi e delle tombe.Per semplificare le iscrizioni a penna su papiro si adottò una scrittura corsiva, detta “ieratica”. Nel VII secolo a.C. fece poi la sua apparizione sui papiri un’altra forma di scrittura ancora, il demotico o “scrittura popolare”, che permetteva una redazione molto più rapida dei documenti.

Nelle tombe erano comuni anche le formule magiche,che erano spesso tratte dal libro dei morti e avevano lo scopo di aiutare il defunto a superare i pericoli del viaggio nell’ oltretomba.

I ricchi potevano permettersi di pagare uno scriba che scrivesse un testo con le loro formule magiche preferite,mentre i poveri dovevano accontentarsi di testi belli e pronti.

Questa è utile formula magica per impedire al cuore di tradire il suo proprietrario

La maledizione

della mummia

la morte

giunga

rapida

su

colui

che

osa

disturbare

il

sonno del faraone

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THOT

Thot è la divinità egizia della luna, sapienza, scrittura, magia, misura del tempo, matematica e geometria. È rappresentato sotto forma di ibis, uccello che vola sulle rive del Nilo, o sotto forma (meno frequente) di babbuino.
Il nome egizio del dio è:

da cui il termine usuale di dio-ibis con le varianti



Però la città dove venne maggiormente adorato fu Ermopoli (“Città degli Otto”), capitale del 15º distretto dell’Alto Egitto, dove venne rappresentato in sembianza di ibis, di cinocefalo ed anche di toro.

Nella teogonia di Ermopoli Thot assunse un ruolo di grande rilevanza e fu considerato una delle divinità creatrici del mondo. Come divinità lunare venne associato con il sole morto in quanto la luna stessa (Iah) compare raramente nella teologia egizia. Come i cicli della luna regolavano molti dei rituali religiosi ed eventi civili della società egiziana, così Thot fu considerato anche il primo regolatore di tali attività.

Il dio Thot raffigurato come un babbuino

Compagna di Thot fu Seshat che con lui divideva il compito di scrivere nomi ed imprese dei defunti sulle foglie dell’albero ished; secondo altre tradizioni sposa di Thot fu anche la dea-rana Heket.

In quanto inventore della scrittura e patrono degli scribi fu tale ruolo che ebbe anche nei confronti del dio Ra di cui era segretario e visir.

Nel Duat, il mondo degli inferi, aiutò Osiride giudicando le anime dei morti.

È stato a volte identificato con il dio greco Ermes.

BIBLIOGRAFIA:larus alla scoperta del mondo Egitto antico, l’Egitto

SITOLOGIA: Per le ricerche abbiamo usato Wikipedia

                      abbiamo anche usato www.ascuolaconnoi.wordpress.it

Pubblicato il 25 marzo 2014, in Egizi con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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