RICERCA: CASE E VILLAGGI DELL’ANTICO EGITTO

CASE E VILLAGGI

DELL’ANTICO EGITTO

Responsabile materiale: Fabio

Capogruppo: Piercarlo

Ricercatore: Giorgio

 

 

Gli Egizi vissero dal 3300 a.C. al 525 a.C stabiliti nell’Egitto vicino al fiume Nilo.

Erano stabiliti in questo luogo perché d’estate il fiume usciva dagli argini e allagava i campi circostanti; e quando, alla fine di settembre, tornava nel proprio letto e lasciava sul terreno uno strato di fango scuro.

Era il limo, una sostanza ricca di elementi nutrienti per le piante.

Le città solitamente erano costruite sulla sponda orientale del Nilo.

La riva occidentale era destinata ad accogliere le necropoli.

Ad occidente del Nilo, quindi, sorgevano solo villaggi isolati, abitati da operai e addetti alle tombe reali.

Ogni città aveva un porto che garantiva gli spostamenti e i commerci.

La maggior parte della popolazione egizia viveva in case piuttosto modeste.

Le abitazione comuni erano fatte di fango pressato, avevano il tetto di paglia e sorgevano in prossimità del deserto.

Le case dei ricchi, invece erano protette da un muro di cinta e comprendevano il giardino, alberi da frutto e, a volte un laghetto.

A differenza delle case dei poveri esse possedevano un pavimento in piastrelle.

Tutte le case avevano finestre piccole protette da teli che riparavano l’interno dai raggi del sole.

Per muoversi durante la notte si usavano le lampade ad olio realizzate in pietra o argilla.

L’interno delle abitazioni normalmente era molto spoglio.

Non esistevano armadi ed i letti erano rari: il più delle volte si dormiva su stuoie o per terra.

Uno dei locali adibito a tempio dedicato alle divinità protettrici delle abitazioni.

In questo stesso locale si pregavano gli Avi e i defunti della propria famiglia.

Le abitazioni del Nuovo Regno sono quelle di cui abbiamo notizie più dettagliate, dato il maggior numero di reperti archeologici relativi al periodo e le molte raffigurazioni pittoriche. Con le ricche case di Amarna ci si trovava come a Kahun, in ambienti vastissimi che, formando complessi quadrangolari, potevano arrivare a misurare anche 70×75 metri.

Case come quella del «capo delle mandrie di buoi del tempio di Aton» ricordano le grandi ville romane, in cui gli appartamenti dei signori erano separati dai locali periferici che ospitavano invece le stalle, le scuderie, i granai, gli uffici e i laboratori dove si fabbricava tutto ciò che era necessario alla vita della piccola comunità che le abitava. La casa del visir Nakht, ad esempio, è un vero e proprio palazzo, con i suoi colonnati, le sue verande e le sue gallerie: un complesso di trenta vani.

I primi nuclei urbani che si svilupparono lungo il delta del Nilo erano vere e proprie città commerciali racchiuse in robuste cinta murarie e costituite da umili case ad un solo piano, per gli operai e artigiani, numerosi edifici adibiti ad uso di magazzino, vasti spazi per i mercati e cantieri navali.

L’argilla, il materiale più economico per la costruzione, veniva impiegato insieme alla paglia tritata finemente per innalzare le mura delle città alte circa dieci metri con un perimetro quadrato a volte arrotondato agli angoli.

Dalle porte principali della cinta muraria si potevano percorrere lunghe rampe che portavano alle strade interne della città, metà della quale era destinata al palazzo del re e del governo ed ai templi mentre l’altra metà era costituita dall’insieme delle abitazioni degli operai e dai laboratori artigianali al servizio del faraone.

I templi principali erano edificati a fianco del palazzo del faraone oppure venivano costruiti dei santuari come città del tutto autonome , all’interno delle quali c’erano templi e cappelle minori, le case dei sacerdoti, la “casa della vita” ovvero il centro culturale e biblioteca dei libri sacri, gli archivi ed i magazzini del tempio.

Le città più densamente popolate dell’antico Egitto (ben lontane dalle dimensioni delle attuali città) furono Menfi, Tebe, Tanis, Buto e Tell el-Amarna (Akhetaton).

Menfi fu capitale, centro amministrativo e religioso a livello urbanistico presentava una planimetria complessa e disordinata, nel corso degli anni subì più volte un restyling urbanistico soprattutto nel Nuovo Regno come si vede dalla lettera di una ricca signora di Menfi che scrive ad una amica dicendo: “Sono arrivata a Menfi e l’ho trovata in condizioni splendide…la “candida fanciulla” (come veniva chiamata Menfi) è come un uccello allevato in un nido. La vecchia Menfi non c’era più, si è ringiovanita è diventata la signora dell’Egitto del Nord avendo preso un altro aspetto..”

Capitale d’Egitto sotto il dominio del faraone Akhenaton fu Akhetaton (l’attuale Tell el-Amarna), città costituita dal palazzo reale, dai templi, dalle grandi abitazioni delle autorità reali e dai quartieri degli operai a servizio del faraone con edifici di dimensioni uguali formate da tre piccole stanze.

Una testimonianza scritta sulle bellezze urbanistiche dell’Antico Egitto ci è pervenuta tramite una lettera che descrive Piramesse Meriamon, “la grande vittoriosa”, che fu capitale d’Egitto con Ramesse II nel periodo della XIX e della XX dinastia fino al 1069 a.C , situata sul delta orientale sul sito dell’antica capitale Hiksos oggi Tell Dabah Quantir .. la lettera descrive la città così:

Un altro messaggio per informare che sono arrivato a Piramesse Meriamon e l’ho trovata in ottime condizioni. Un bel distretto di cui non esiste il simile, sul modello di Tebe, è Ra in persona che l’ha fondato, la residenza è piacevole da viverci; la campagna è piena di ogni cosa buona e ha cibo e vettovaglie ogni giorno. I suoi laghi hanno pesci, i suoi stagni hanno uccelli, i suoi giardini sono verdeggianti di erbe.. i suoi granai sono pieni di orzo che arrivano al cielo. Ci sono cipolle, agli, lattuga, melograni, mele olive, fichi dell’orto e vino dolce del vigneto di Kenkemet che supera il miele.. Ci sono pesci rossi del lago della residenza che vivono sui fiori di loto.. Le barche navigano e approdano, sicché ci sono cibo e vettovaglie ogni giorno. Vi abita la gioia e nessuno dice “Vorrei Avere!”…”

In un altra missiva che ci è pervenuta Piramesse viene descritta come “La bella dai balconi di lapislazzuli e turchese” e si capisce che i suoi confini erano delimitati da quattro templi , a sud il tempio di Seth, a nord dal tempio della dea Uto o Uadjet divinità venerata a Buto, a ovest il tempio di Ammone e ad est il tempio della dea asiatica Astarte.

Omero definiva Tebe la “città dalle cento porte” per la sua grande estensione ma gli egiziani la chiamavano semplicemente Niut “la città” oppure Uaset “lo scettro o la potente” , era la città sacra alla divinità solare Amon-Ra e divisa un due parti dal Nilo; la parte orientale era la città dei vivi , costituita dai templi di Luxor e Karnak collegati tra loro da viali costeggiati da sfingi con testa di ariete e la parte occidentale costituita dalla necropoli dove i faraoni venivano seppelliti.

Il villaggio della necropoli tebana a Deir el-Medina aveva una planimetria ortogonale molto simile a quella della struttura della città di Tell el-Amarna, era costituito da abitazioni tutte uguali formate da tre piccole stanze per gli operai.

Dai ritrovamenti fatti nell’insediamento del villaggio si capisce che la popolazione era amministrata da due “sindaci-direttori” affiancati da un Consiglio di artigiani e manovali, poi c’erano i capomastri, gli esperti di scultura, architettura, pittura, disegno e gli scribi .

I capomastri della necropoli tebana dopo aver individuato l’area adatta allo scavo della tomba ordinavano agli scalpellini di procedere nello scavo della sepoltura dopo intervenivano i disegnatori, gli scultori ed i pittori.

Altri importanti villaggi destinati alle popolazioni di artigiani al servizio del re furono il villaggio operaio di Giza, il più antico che si conosca e il villaggio di Kahun nel Fayoum.

La responsabilità dei lavori di edilizia di tutto l’Egitto era affidata ad un alto funzionario chiamato “preposto a tutti i lavori dei re dell’alto e basso Egitto” e tale ruolo era ricoperto solo da personaggi che avevano grandi capacità , si ricordano in particolare due Imhotep che divenne visir sotto il faraone Djoser e costruì la piramide a gradoni a Saqqara e Amenhotep figlio di Hapu che fu un architetto che lavorò alla corte del re Amenhofi III.

Il responsabile dei lavori edili era considerato un ruolo molto importante ma non privo di pericoli, infatti da una testimonianza sappiamo che il visir Ptahuach durante l’innalzamento di un obelisco nel tempio del faraone Neferirkara ad Abusir ebbe un incidente mortale… dalla testimonianza scritta si legge:

Allora sua maestà lo fece sostenere e aiutare e gli fece procurare una fasciatura…”

Neferirkara alla morte del suo visir fece riempire di preziosi unguenti otto vasi di alabastro che fece porre nella sepoltura del suo architetto dentro una pregiata scatola d’ebano.

Molti sovrani amavano recarsi sui cantieri per vedere di persona l’avanzamento dei lavori alcuni scritti a proposito della piramide di Micerino dicono: “Sua Maestà stava sulla strada a fianco della piramide regale per ispezionare il lavoro di costruzione.

Il palazzo reale:

Edificio destinato all’abitazione del faraone dove esercitava il suo potere politico. La planimetria dell’edificio è formata da un parallelepipedo rettangolare all’interno del quale sorgevano locali destinati all’abitazione ufficiale del re, la sale delle udienze, la sala del trono, l’harem del re, i locali per il “maestro dei due troni” e del “capo dell’ornamento regale” che era il responsabile delle funzioni cerimoniali di corte, i locali per il “custode della corona” e per il maestro del palazzo”. Poi c’erano i locali per i servitori, gli operai, i medici, gli artisti, e gli artigiani che servivano il re, oltre ad edifici adibiti al “tribunale reale” alla “casa bianca” (il nostro ministero delle finanze), la “casa rossa” (il ministero del culto regale ) , la “casa del sigillo” (l’attuale ministero delle imposte) e la “casa del direttore delle armate” che includeva anche le caserme per l’esercito reale.

Il tempio:

Semplicemente erano edifici adibiti al culto religioso che di solito sorgevano di fianco alla residenza del re oppure venivano costruite strutture autonome come i santuari.

La casa palazzo:

Erano le abitazioni della nobiltà egizia, dimore lussuose soprattutto dell’alta borghesia dei commercianti o degli uomini di governo, avevano una struttura a forma di parallelepipedo ad un solo piano con un unico ingresso e un giardino recintato con un basso muro.

La casa minima:

L’abitazione della piccola borghesia e degli artigiani che vivevano al di fuori del palazzo reale erano case di circa ottanta metri quadri dove viveva una sola unità familiare che divideva lo spazio interno in tre zone: la prima era divisa in due spazi il vestibolo o ingresso (era il luogo destinato al culto religioso della famiglia) e il soggiorno, la seconda zona comprendeva il laboratorio dell’artigiano e i suoi alloggi e la terza zona era la dispensa e deposito delle provviste alimentari.
Il pavimento dell’abitazione era fatto in terra battuta spesso intonacato e dipinto di rosso, come le murature di mattoni crudi intonacate sia all’esterno e all’interno con pareti parzialmente decorate.
Nelle residenze del re come in quelle dei nobili e dei borghesi medio ricchi c’erano sempre dei giardini che venivano costruiti con precisi schemi simbolici infatti venivano piantati alberi e piante sacre.
Nei giardini era presente il fiore del loto azzurro che galleggiava nell’acqua dei numerosi laghi, questo fiore che apriva i suoi petali al mattino era per gli egiziani il simbolo del quotidiano miracolo del sorgere del sole e della rinascita della vita.
Nei giardini veniva piantato il papiro simbolo di Osiride, il sicomoro e la palma erano collegati alla divinità di Nut la dea del cielo e l’acacia considerata dagli egiziani l’albero sacro che nasceva dalla tomba di Osiride.
Nella tomba del cancelliere Meketra della XI dinastia sono stati rinvenuti dei modelli di legno dipinti, oggi conservati al Metropolitan Museum of Art di New York , che ci mostrano una tipologia di casa con veranda e ampio giardino con molti alberi di sicomoro.
Nei giardini le piante erano sistemate attorno a un bacino o riserva d’acqua ed erano disposte in modo che gli alberi più’ alti e con molte foglie venissero piantati nelle zone esterne mentre i papiri, la malva, i fiordalisi, i papaveri e gli arbusti più piccoli e meno folti erano posti vicino allo specchio d’acqua.

Un importante documento proviene da una scena della tomba di Tebe di Ineni raffigura un giardino racchiuso in un muro di terra battuta. Una iscrizione geroglifica descrive le piante che conteneva il parco: 31 alberi di persea, 73 di sicomoro, 120 palme, 9 salici, 10 tamerici, 12 viti, 3 alberi di acacia, 5 melograni, 12 alberi di giuggiolo ed altri arbusti.

Da alcuni documenti sappiamo che la regina Hatsheptsut fece importare dalla Somalia degli alberi di incenso e di mirra per formare un giardino esotico per il tempio di Ammone a Tebe.

2

Il villaggio di Deir el-Medina fu fondato all’inizio della XVIII (1321 a.C.) dinastia per ospitare una comunità di operai e artigiani che lavorano alla costruzione e alla decorazione delle tombe destinate alla famiglia reale.

Le tipologie edilizie fondamentali erano due:
Alla prima appartenevano le case degli operai e della gente comune, che constavano generalmente di tre locali (ma potevano arrivare a ospitarne sino a dieci) e avevano pareti estese dai 7 agli 11 metri.
Alla seconda appartenevano invece le abitazioni dei nobili, che arrivavano addirittura a comprendere 70 vani tra stanze e saloni e 
si estendevano su superfici di 45 X 60 metri.

Molto probabilmente le popolazioni dalle quale è nata la civiltà egiziana … al 4000 a.C., in questa zona, si iniziano a formare le prime comunità e i primi villaggi. … al 4.500 a.C. erano state costruite delle magnifiche e ricche città, case, palazzi.

I poveri, che costituiscono la maggior parte della popolazione, abitavano in capanne di fango col tetto di paglia. La casa in muratura,con più stanze e di solito a più piani, era un privilegio riservato alle classi sociali più agiate come mercanti, funzionari e dignitari. La caratteristica comune a tute le case signorili era quella di avere un muro di cinta e un vasto cortile rettangolare occupato da un’ampia piscina popolata di pesci. La porta d’entrata era preceduta solitamente da un piccolo portico a quattro colonne. Dall’ingresso si poteva riconoscere la condizione sociale del padrone.

Erano abitazioni che variavano nelle dimensioni in base alla crescita in altezza della popolazione; la casa tipo del funzionario era caratterizzata da un piano terra destinato alle attività commerciali, il primo piano al ricevimento degli ospiti, il secondo alle stanze da letto ed agli alloggi per le donne dell’ harem.
I vari piani erano collegati da una scala che arrivava fino al

granaio. Spesso nei piani alti c’erano alloggi per i nobili.
La porta d’entrata dei nobili era ornata di bassorilievi simili a quelli che si trovavano sui templi. Appena varcata la porta d’ingresso, ci si trovava in un’ampia corte di forma rettangolare che per mezzo di due muri, era suddivisa in tre piccole corti d’uguali dimensioni. Ai lati di ciascuna corte si aprivano i vari locali della casa. Di solito i locali riservati alla famiglia del padrone erano situati nella corte centrale. Nelle altre due corti si trovavano le stanze di ricevimento.

la casa popolare aveva un solo piano, con un arredamento essenziale, e molto spesso era formata da una solo camera.

Nemmeno le dimore signorili, tuttavia, avevano un arredamento complesso. La cucina disponeva di solito di un braciere, di un forno in muratura e di ceste e orci per contenere le vivande. Nemmeno il soggiorno era complesso.

Nel Periodo Predinastico le costruzioni caratteristiche erano capanne di legno e fango; nel Periodo Tinita le case vennero realizzate in mattoni crudi. I tipi di pavimento variavano a seconda del rango sociale dei proprietari delle abitazioni e andavano da quelli in terra battuta a quelli in piastrelle di pietra, nelle case più ricche. Stipiti, architravi, travi e porte erano di legno. La facciata delle case, quasi senza decorazione esterna, presentava poche finestre ed era di solito dipinta con calcina bianca, per diminuire in tal modo gli effetti dell’irradiazione del sole. Le finestre erano piccole e protette da stuoie, che preservavano l’interno delle case dai raggi del sole. L’abitazione era circondata da un muro con una sola apertura, che fungeva da entrata. Nelle case dei ricchi il giardino era il luogo di incontro più importante, mentre in quelle più umili ci si riuniva in terrazza, soprattutto nelle notti calde.

In quelle dei nobili, pavimenti e pareti erano decorati con motivi geometrici dai colori vivi. Sebbene le case fossero costruite in mattoni crudi, i particolari del loro interno erano realizzati con altri materiali. Gli stipiti di porte e finestre, le spagnolette e i cardini erano di legno. Le differenze sociali si riflettevano anche nelle case. I più poveri vivevano in un’abitazione a un solo piano, diviso in tre zone a seconda delle attività svolte. All’entrata generalmente si trovava il salotto e il luogo dedicato al culto degli antenati, cui seguiva la bottega. Nella parte posteriore erano situate la cucina e la dispensa, con un piccolo cortile aperto, da cui entrava l’aria; attraverso una scala si saliva in terrazza. L’evoluzione delle case dei nobili è caratterizzata dal passaggio da quella a un solo piano a quella con diversi piani e cantina. Dall’Epoca Amarniana, nelle abitazioni a due piani, la cucina era situata al pianterreno e il primo piano era destinato al salotto e alla sala da pranzo, mentre il secondo ospitava le stanze private, con anticamere.

La grande abbondanza di materiale lapideo in Egitto determinò fin dalle origini una notevole ricchezza di opere scultoree. Nella scultura a tutto tondo o ad altorilievo le figure sono presentate in maniera rigidamente frontale, e sebbene siano talvolta inscenati dei movimenti di braccia e gambe, il risultato è sempre sostanzialmente statico. Grande attenzione viene di solito posta nei volti, con una maggiore delicatezza nella resa del modellato e dei lineamenti

Cofanetti e bauli venivano utilizzati per depositare e contenere abiti e oggetti da toilette. Per far luce si utilizzavano delle ciotole di ceramica: esse venivano riempite di olio e ci si immergeva uno stoppino solitamente di fibra vegetale che galleggiava.
I primi esempi di urbanizzazione in Egitto risalgono al periodo predinastico: si tratta di villaggi che in qualche caso hanno raggiunto una notevole estensione come Merimde , Maadi e Hieraknopolis . Le grandi città dell’Antico Egitto in epoca storica furono Menfi , Tebe e Alessandria ma di loro non rimane nulla se non i templi perché le abitazioni e i palazzi reali erano costruiti con mattoni crudi facilmente deteriorabili che non hanno resistito nei secoli. Un esempio di urbanizzazione pianificata è Akhenaton ; la città era abitata da circa 35.000 persone ed era attraversata in lunghezza da una grande strada, detta “la via reale”, a circa metà della quale un ponte coperto collegava la residenza dei sovrani con il palazzo reale. I templi di Akhenaton erano realizzati con criteri architettonici completamente diversi da quelli della tradizione egiziana classica: il tempio era a cielo aperto e non immerso in una religiosa penombra. Le pareti e i pavimenti dei palazzi erano decorati con splendide pitture che riproducevano scene di vita campestre, fiori e animali.

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WWW.ATON-RA.IT

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WWW.ANTICOEGITTO.NET

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Pubblicato il 25 marzo 2014, in Egizi con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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