LA CIVILITA’ PRIMITIVA NEL PALEOLITICO (DA 200.000 A 10.000 anni fa)

Gli uomini primitivi vivevano in piccole tribù di 30-40, anche 100 persone; erano guidate da un capo e la collaborazione per sopravvivere c’era sempre da parte di tutti.

paleolitico_caccia

Il lavoro principale consisteva nel cercare cibo e ciascuno aveva un preciso compito:

  • gli uomini si dedicavano alla caccia di animali e alla pesca
  • le donne cercavano e raccoglievano erbe, bacche, frutti, radici, insetti, uova…
  • anche i bambini e gli anziani collaboravano come potevano soprattutto nella raccolta.

Il cibo e la raccolta venivano sempre divisi nel gruppo e aumentò così la solidarietà e l’amicizia.

L’uomo imparò a volersi bene e a vivere insieme non solo perché nel gruppo poteva essere “più forte” ma anche perché apprezzava la compagnia di altri.

Attività economica nel paleolitico: la raccolta, la caccia e la pesca

L’uomo del Paleolitico mangiava dapprima ciò che gli offriva la natura: bacche, frutti, tuberi, radici, uova, insetti e resti di animali.

Diventò cacciatore anche se in una prima fase procurava solo piccole prede, grazie alle armi che stava imparando a costruire utilizzando pietre scheggiate.
Nacquero le prime armi: asce e lance.

Evolvendosi l’uomo imparò a costruire trappole e a cacciare in gruppo.

Con il tempo perfezionò le tecniche di caccia e riuscì a uccidere perfino orsi, bisonti e mammut.

La pesca, grazie alla produzione di ami fatti di ossa di animali, diventò utile per trovare altro cibo.

La prima arma

La prima arma impiegata nella caccia è stata il giavellotto di legno con la punta indurita dal fuoco.


Alcune di queste lance sono state scoperte in insediamenti del Paleolitico in Europa.
In Germania tre giavellotti lunghi più di 2 metri sono stati rivenuti accanto a centinaia di ossa di cavallo frantumate da strumenti in pietra.

Accanto alle armi dovevano essere adottate anche altre tecniche, quali le trappole artificiali e successivamente, il fuoco, che consentiva di impaurire gli animali e di spingerli verso un burrone.
Nella caccia ad animali che vivevano in branco erano sicuramente impiegate anche trappole costituite da rilievi naturali, quali dirupi e crepacci.
Per catturare gli animali di grossa taglia si adottava anche la tecnica di spingerli in terreni paludosi dove non riuscivano più a muoversi e venivano abbattuti.

I cacciatori di questo periodo praticavano come i loro antenati la caccia collettiva, ma con armi più perfezionate, e cioè con lance di legno dotate di una punta di selce che scagliavano a distanza con l’uso del braccio.

In seguito l’Homo sapiens sapiens ha introdotto nuovi strumenti e nuove tecniche di caccia sempre più perfezionate.
La novità è data dall’ utilizzo di un gran numero di punte o lamelle di selce di dimensioni sempre più piccole, fissate in serie su un’asta di legno o osso usata come arma da getto (armature litiche)

L’Uomo inventa un congegno adatto a scagliare le armi da getto con maggiore efficacia e potenza: questo nuovo strumento è il propulsore.


I propulsori erano dei bastoni con un uncino ad una estremità che servivano per lanciare a distanza le armature litiche utilizzate nella caccia.

CLIMA E ANIMALI

Durante gran parte del Paleolitico il clima si è mantenuto generalmente freddo: l’Europa settentrionale era disabitata perché occupata dai ghiacci.
Nell’Europa meridionale, e quindi anche in Italia, gli animali cacciati appartenevano a specie diverse: renne, cervi, cavalli buoi selvatici, cinghiali, caprioli, stambecchi.
Nelle battute di caccia venivano abbattuti di preferenza gli animali molto giovani per salvaguardare lo sviluppo dei branchi. Era così garantita la riproduzione attraverso la protezione degli esemplari adulti.
Nella zona centro occidentale (Francia) i cacciatori si specializzarono soprattutto nella caccia alla renna, mentre nelle zone montane venivano cacciati anche stambecchi e camosci.
Gli animali abbattuti erano trasportati interi negli accampamenti dove venivano squartati e macellati, utilizzando dell’animale tutte le parti sia per l’alimentazione sia per altri usi.
La carne garantiva il cibo, le pelli servivano per vestiti e come copertura per le tende, il grasso per l’illuminazione, le ossa e le corna per la produzione di strumenti, i denti per ornamenti, i tendini per cinghie.

L’alimentazione

Una dieta molto proteica.

L’uomo, per la sua natura biologica, è un essere onnivoro, in altre parole mangia di tutto.

Per quel lunghissimo periodo di tempo che comprende il Paleolitico (da 2,5 milioni di anni a 10.000 anni fa) egli si è nutrito esclusivamente di ciò che la natura gli offriva.

Pur vivendo in condizioni ambientali e climi differenti consumava prevalentemente la carne degli animali selvatici con i quali condivideva il territorio.

La sua alimentazione era soprattutto a base di proteine e grassi animali.

La dieta altamente proteica dei predatori del Paleolitico era assai povera di fibre poiché la raccolta di vegetali selvatici in questo periodo risulta molto limitata.

Immaginate che una famiglia del Paleolitico vi invitasse a pranzo: il loro cibo risulterebbe per voi poco attraente.

Vi offrirebbe pezzi di carne cruda, e per giunta putrida, prelevata da una carcassa in decomposizione, oppure vi potrebbe servire carne fresca di termiti, formiche o cavallette. Nel caso in cui vi dichiaraste vegetariano pur di non mangiare queste cose potreste sempre assaggiare uova di uccello, tuberi o radici.

Nel corso del Paleolitico la dieta alimentare divenne sempre più varia con prevalenza di carne (soprattutto animali giovani più facili da cacciare e forse ricercati per la carne più tenera), come piccoli elefanti, cinghiali, cervi, conigli selvatici, roditori. Di tanto in tanto la carne dei mammiferi era sostituita con la carne di uccelli, rettili e tartarughe terrestri.

Solo in alcuni accampamenti costieri gli uomini approfittavano occasionalmente delle risorse alimentari marine: lo prova il ritrovamento di conchiglie di molluschi marini o di qualche vertebra di pesce.

I grandi depositi di conchiglie (chicciolai) rinvenuti in molte località costiere ci documentano che la raccolta di molluschi marini o terrestri inizia a svilupparsi in maniera intensiva solo più tardi, contemporaneamente alla raccolta di vegetali e di frutti spontanei (nocciole, noci, castagne d’acqua, mirtilli e fragole).

Quali parti degli animali cacciati erano preferite dagli uomini del Paleolitico?

Nel corso del Paleolitico cambiano anche le preferenze per le varie parti degli animali. La scelta forse non è dovuta ad una questione di gusto, ma di praticità.

Dai primi uomini era sfruttata a scopo alimentare soprattutto la carcassa. Successivamente si preferiscono gli arti (cosce e zampe), forse perché più facili da trasportare, dal momento che le prede venivano abbattute e quindi macellate lontano dagli accampamenti.

 

Il paleolitico: i morti

Con la vita di gruppo gli uomini impararono a volersi bene e l’amicizia fra loro diventava sempre più forte.

Una volta i morti venivano abbandonati e diventavano cibo per le belve; ora, invece, venivano sepolti con cura.

STRUMENTI

L’uomo, utilizzando la selce, fabbricava strumenti scheggiati e resi taglienti.

La selce è una pietra molto dura che, scheggiata, serviva per costruire punte di lance, frecce e raschiatoi.

Anche con il legno costruiva attrezzi utili per il lavoro, per la caccia e per la pesca. Aveva imparato a realizzare manici e archi e, dall’osso di animale, ricavava aghi per cucire e arpioni per la pesca.

Gli artisti del Paleolitico: mangiavano cavalli e dipingevano renne

Gli artisti del Paleolitico hanno rappresentato sulle pareti delle grotte un gran numero di animali per scopi rituali e religiosi ancora difficili da comprendere.

Sono state utilizzate vari tipi di tecniche: incisione, scultura a tutto tondo e a basso rilievo, pittura ed il livello artistico di queste rappresentazioni è sempre molto elevato.
Tra gli animali figurano soprattutto cavalli, in quantità minore cervi, bovini, bisonti, mammut, stambecchi, camosci, orsi, lupi, leoni, alcuni pesci (salmoni e trote), rettili ed uccelli.
La spiegazione più semplicistica per l’arte paleolitica è che gli animali fossero raffigurati sulle pareti delle grotte per poterne garantire la cattura.
Se ciò fosse vero le pitture dovrebbero raffigurare gli animali che effettivamente l’uomo paleolitico cacciava, invece l’archeologia ci dimostra il contrario: la renna, in base a ritrovamenti d’ossa nelle caverne, fu il cibo principale del Paleolitico, ma appare molto di rado nell’arte.
Il cavallo è invece raffigurato spesso nonostante fosse un animale poco ricercato per la sua carne.
Stranamente proprio la specie più cacciata, cioè la renna, figura assai raramente tra gli animali dipinti o incisi: gli artisti delle caverne mangiavano renne e dipingevano cavalli!
In realtà le rappresentazioni nell’arte paleolitica non sembrano aver avuto un significato propiziatorio per la caccia, ma probabilmente assumevano un valore più complesso per noi difficile da comprendere.
Rare anche le scene di caccia.

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Pubblicato il 19 marzo 2013, in paleolitico con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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