I mesi dell’anno

Due bei video sui mesi dell’anno…

la nascita dell’impero romano – video

IL PERIODO REGIO

La monarchia a Roma

Il periodo monarchico di Roma durò circa 2 secoli e mezzo ( 250 anni). La città si trasformò, in quest’epoca,  da colonia di Alba a città egemone di una vasta area compresa tra la riva sinistra del Tevere, la costa fino al Circeo e l’entroterra con le principali città latine e sabine.

Al tempo della monarchia ( = è una parola greca che significa “governo di uno solo”), il re veniva eletto dal Senato (=autorevole consiglio di anziani). Il re governava ed esercitava il potere politico, giudiziario, militare e religioso. La religione era politeistica e naturalistica (divinità dei campi, dei boschi, delle greggi).

Nel periodo in cui regnarono i re etruschi, Roma diventò la città più importante del Lazio e dell’Etruria. Al tempo di Tarquinio Prisco a Roma  vennero costruite numerose opere pubbliche, come :

La Cloaca Massima – la fognatura che raccoglieva le acque sporche di tutta la città;

Le mura serviane –   cinta muraria di tufo che delimitava la città;

Il Foro – la piazza dove si svolgeva la vita politica e finanziaria e si trovava anche il Comizio, spazio circolare dove i patrizi svolgevano le loro assemblee;

 Il Circo Massimo – il luogo dove si tenevano le corse ed era situato tra il Colle Palatino e l’Aventino;

Il tempio di Giove Capitolino – tempio dedicato agli dei protettori della città: Giove, Giunone e Minerva;

 Il Ponte Sublicio – ponte in legno che collegava l’isola Tiberina con la terraferma;

 La Curia Hostilia –  sede del Senato fatta costruire da Tullo Hostilio;

Il tempio di Vesta – tempio dedicato alla dea del focolare domestico e vicino sorgeva la dimora del re, la Domus Regia;

Foro Boario – Centro commerciale della città.

Gli abitanti di Roma erano distinti in tre classi :

patrizi (ricchi e potenti, si consideravano discendenti dei fondatori della città), I patrizi erano proprietari di  terreni agricoli (campi da coltivare), pascoli, mandrie e greggi. Se scoppiava la guerra i patrizi erano obbligati ad andare a combattere;

plebei (umili lavoratori, senza diritti politici: non potevano neppure contrarre matrimoni coi patrizi, né trattare affari); erano agricoltori, artigiani e commercianti. Erano uomini liberi, ma non potevano partecipare al governo della città, e non potevano eleggere il re

schiavi (all’origine prigionieri di guerra, di proprietà dei padroni).

NASCITA DI ROMA

nascita roma

7 re di roma

ITALIA PREROMANA

Con il nome Italia, inizialmente veniva indicata solo la Calabria; nel III sec. a.C. l’Italia coincideva
con la parte a sud dei fiumi Magra e Rubicone; nel 49 a.C., divenuta romana anche la Gallia Cisalpina, fu
considerata Italia anche il Nord, mentre Sicilia e Sardegna furono unite all’ltalia solo nel III sec. d.C. con
la riforma di Diocleziano. La preistoria si protrasse in Italia più a lungo che nelle zone orientali. I primi
documenti di civiltà in possesso degli storici risalgono al II millennio a. C.

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Greci, Micenei e Fenici colonizzarono in più tempi l’Italia meridionale, fondando nuovi insediamenti, politicamente autonomi dalla madrepatria, cui rimasero legati dal sentimento religioso. Magna Grecia è il nome dell’Italia meridionale colonizzata dai Greci.

Gli Achei si attestarono lungo la costa ionica, a Metaponto, Sibari, Crotone.

Gli Spartani fondarono Taranto.

Coloni greci approdarono anche in Sicilia.

I rapporti con le popolazioni indigene dell’Italia si mantennero amichevoli, almeno fino al VI secolo.

Prima dell’arrivo dei coloni greci, l’Italia meridionale era occupata da popoli indigeni di diverse etnie, lingue, culture. Nelle zone interne della Campania erano stanziati gli Osci.

Osci

Nella Sicilia orientale, prima che arrivassero i coloni dalla Grecia, abitavano i Siculi. Tra le prime manifestazioni culturali dei coloni greci in Sicilia, si evidenziano quelle inerenti alla costruzione di massicci templi dorici (stile severo), abbelliti con sculture figurative, circondati da colonne, a Siracusa, ad Agrigento, a Selinunte, a Segesta. Durante le ricorrenze festive si apprestavano per più giorni spettacoli nei teatri, edificati nei pressi dei santuari. La recita era eseguita da attori uomini, che sostenevano anche ruoli femminili, calzavano coturni, indossavano particolari maschere che amplificavano la voce, sostituendo alla mimica facciale la gestualità. Si utilizzavano anche appositi macchinari scenici.

siculi

Anche la Sardegna, dove era già fiorita la civiltà nuragica (caratterizzata dalla costruzione di monumenti megalitici della cui effettiva funzione si discute), fu colonizzata da Fenici, Cartaginesi e Greci in più tempi, che convissero con la popolazione autoctona sarda.

sardi

Sanniti, Latini, Umbri, Piceni, Sabini e altre etnie popolavano l’Italia centrale tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo prima della loro sottomissione al dominio romano.

I Sabini, i più potenti, occupavano un territorio che dal centro della penisola si estendeva fino a Roma. I centri abitati da tutte queste popolazioni erano edificati sulle alture e cinte di fortificazioni. Le attività prevalenti erano la caccia, la pastorizia e l’artigianato.

Lungo la costa e nelle vallate dei fiumi delle Marche erano dislocati i Piceni, attivi negli scambi commerciali per via mare con gli altri popoli dell’Adriatico.

La più antica popolazione italiana, gli Osco-Umbri, si estendeva in una vasta zona dell’Italia centrale, oltre l’attuale omonima regione, fino a toccare le coste adriatiche e tirreniche. Vivevano sulle alture, in villaggi fortificati, dediti alla pastorizia, all’agricoltura, all’estrazione e lavorazione dei metalli (nella zona di Terni).

Il Lazio era abitato dai Latini, popolazione di pastori e agricoltori, federati in una lega sacra. Il più importante centro religioso dei Latini, dedicato a Giove Laziale, si trovava tra i Colli Albani. Secondo la leggenda, nel Lazio approdarono i profughi di Troia sotto la guida di Enea.

In Toscana, tra l’Arno e il Tevere, in una regione ricca di risorse naturali (minerarie, boschive, agricole, marittime), dominavano gli Etruschi: un popolo ricco e politicamente organizzato, che viveva in stabili centri urbani e con un valore culturale elevato di stile orientale. Ne sono testimonianza le vestigia delle principesche tombe etrusche e i pregiati manufatti della produzione artigianale. La loro influenza politica e commerciale arrivava a nord nella pianura padana e a sud si spingeva fino alla Campania. Dionisio di Alicarnasso (I sec. a.e.v.), sulla base delle fonti in suo possesso, sosteneva nelle “Antichità romane” che gli Etruschi erano un popolo originario della Toscana, anziché di provenienza orientale (tesi ancora predominante). Centri maggiori lungo la costa tirrenica erano: Populonia, Vetulonia, Vulci, Tarquinia, Cerveteri; nell’interno della regione: Volterra, Arezzo, Cortona, Perugia, Chiusi, Volsinii, Veio, Orvieto.

L’Italia settentrionale era abitata ad ovest dai Liguri. Nella pianura padana vivevano popoli Celtici: gli Insubri (in Lombardia), i Boi (in Emilia), i Senoni (in Romagna e nelle Marche).

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I Camuni, i Veneti e i Carni vivevano tra il Veneto e il Friuli. Lungo l’arco alpino si trovavano gli Alpini, i Salassi, i Leponzi, i Reti. Importanti città celtiche erano Milano (Mediolanum) e Senigallia (Sena Gallica).

Antica grecia

Cari bambini, vi propongo una bella pubblicazione per ripassare e approfondire il lavoro sui greci.

E’ molto interessante…

Buona lettura

Teacher

I GRECI

Inserisco alcuni materiali e link utili per lo studio.

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Gli alunni della cl@sse 2.0 di Trivento (CB), coordinati dalla maestra Rosanna Pandolfo, hanno realizzato un ebook con Didapages, per documentare un percorso didattico di  storia.

miti

I Miti dell’Antica Grecia è una raccolta di celebri figure della mitologia ellenica, raccontate ed illustrate dai ragazzi.

Sfogliando l’ebook potrete leggere ed ascoltare le storie di Aracne, Eco e Narciso, Persefone, Dedalo e Icaro e le vicende relative al Vaso di Pandora.

 

VENETKIENS – VIAGGIO NELLA TERRA DEI VENETI ANTICHI

 

I Veneti, a volte indicati anche come Venetici, antichi Veneti o Paleoveneti per distinguerli dagli odierni abitanti del Veneto, erano una popolazione indoeuropea che si stanziò nell’Italia nord-orientale dopo la metà del II millennio a.C. e sviluppò una propria originale civiltà nel corso del millennio successivo.

Caso unico tra i popoli dell’epoca nell’Italia settentrionale, si può stabilire l’identità tra la popolazione e la cultura veneta, ovvero agli antichi Veneti è possibile attribuire una precisa cultura materiale e artistica sviluppatasi nel loro territorio di stanziamento, la Venezia. Questa cultura si sviluppò durante un lungo periodo, per tutto il I millennio a.C., anche se nel tempo subì diverse influenze. Di questa popolazione e identità la documentazione archeologica è particolarmente ricca.

I Veneti si stanziarono inizialmente nell’area tra il Lago di Garda ed i Colli Euganei; in seguito si espansero fino a raggiungere confini simili a quelli del Veneto attuale, anche se bisogna considerare che la linea di costa del Mar Adriatico era più arretrata rispetto ad oggi. Secondo i ritrovamenti archeologici (che concordano anche con le fonti scritte), i confini occidentali del loro territorio correvano lungo il Lago di Garda, quelli meridionali seguivano una linea che parte dal fiume Tartaro, segue il Po e raggiunge Adria, lungo il ramo estinto del Po di Adria, mentre quelli orientali giungevano fino al Tagliamento. Oltre tale fiume erano insediate genti di ceppo illirico, anche se fino all’Isonzo la presenza veneta era tanto forte che si può parlare di popolazione veneto-illirica.[2] I confini settentrionali erano invece meno definiti e omogenei; il territorio veneto risaliva soprattutto i fiumi Adige, Brenta e Piave verso le Alpi, che fungevano comunque da confine naturale. La presenza veneta sulle Alpi è attestata soprattutto nelle Dolomiti del Cadore, a Lagole.

In marrone è evidenziato lo stanziamento dei Veneti Antichi

In marrone è evidenziato lo stanziamento dei Veneti Antichi

Villaggi e abitazioni

I Veneti si stanziarono dapprima in piccoli villaggi, principalmente tra l’Adige e il Lago di Garda, ma anche nelle zone prealpine della Valbelluna, essendo allora la pianura Padana ricoperta da boschi e zone paludose. Una delle maggiori necropoli venete, perfettamente conservata, si trova infatti a Mel, tra Belluno e Feltre. I centri abitati sorgevano lungo i corsi d’acqua su dossi sabbiosi (dato che la sabbia è molto permeabile e si asciugava velocemente) e sulle colline. I centri abitati erano costituiti di poche capanne rettangolari raggruppate e collegate le une alle altre; quando il villaggio si espandeva, si costruivano abitazioni con più ambienti, e con parti riservate ad attività artigiane.

Le case erano formate da pareti con uno scheletro in legno, che veniva solitamente ricoperto di argilla, mentre la base era in pietra, in modo da ridurre l’umidità. I pavimenti erano di argilla battuta, mentre il tetto era di paglia. Il cuore delle abitazioni era il focolare, realizzato da una base di argilla sulla quale erano stesi frammenti di ceramiche e ciottoli (in modo che trattenessero il calore, agendo da isolante); attorno a esso si raggruppava la famiglia. I centri maggiori erano dotati anche di porti: non solo quelli lungo la costa, ma anche quelli situati lungo fiumi con sufficiente portata d’acqua. In quest’ultimo caso veniva scavata una rete di canali, consentendo così l’attracco di barche.

Sempre attorno ai centri più grossi i Veneti iniziarono il disboscamento delle foreste, e si organizzarono in centri abitati sempre più grossi, soprattutto lungo i fiumi Adige, Brenta e Piave. Le maggiori città furono Este, Altino, Padova, Montebelluna, Oppeano e Gazzo Veronese.

Traffici e mercati

Forti erano i contatti commerciali con il mondo greco, sia diretto sia mediato dai popoli dell’Italia meridionale, con l’Etruria e con le realtà vicino-orientali. Raffinati bronzetti giungevano dall’Etruria e dalla Grecia, perle colorate in pasta vitrea dalla zona del Caucaso, i pendenti in faience testimoniano contatti con l’Egitto, i manufatti in ceramica (daunia, ionica, attica a figure nere e rosse) con ricchi apparati figurativi mostrano come le coste dell’alto Adriatico fossero frequentate da naviganti provenienti dai più lontani lidi del Mediterraneo.

 

 

Vaso veneto

Vaso veneto

Situla veneta

Situla veneta

Abbigliamento

 

Statuetta bronzea del VIII secolo a.C. raffigurante un guerriero, importato dai Veneti e utilizzato come corredo funebre

Statuetta bronzea del VIII secolo a.C. raffigurante un guerriero, importato dai Veneti e utilizzato come corredo funebre

Dai reperti archeologici, tra i quali abbondano le rappresentazioni di sacerdoti, capi e notabili, si può inferire che i Veneti portavano grandi mantelli di lana pesante, che venivano appoggiati sulle spalle. Sotto il mantello, donne e uomini portavano una tunica di stoffa (più leggera rispetto al mantello), con maniche che potevano essere lunghe o corte, simili a quelle portate da Romani ed Etruschi. Nelle donne la tunica era spesso trattenuta da un cinturone (il quale veniva utilizzato anche dagli uomini e dai ragazzi), da cui, nella parte inferiore, si formavano delle pieghe. In alcuni casi esse vi sovrapponevano dei grembiuli. Le donne portavano anche, in testa o sulle spalle, uno scialle (o mantellina), simile a quello utilizzato in Veneto (soprattutto a Venezia e nella fascia montana) fino al Novecento.

I Veneti portavano anche i cappelli, segni di distinzione e dalla tesa larga e rialzati sui bordi, stivali, utilizzati soprattutto per cavalcare, e calzature a punta. Dalle immagini pervenuteci si può vedere come era usanza maschile radersi il capo.

Sono arrivati sino ad oggi anche numerosi ornamenti del vestiario, come spilloni, pendagli, fibule, collane, braccialetti e orecchini, realizzati anche con materiali preziosi come oro, argento, corallo, ambra e perle.

Armi

I guerrieri portavano inizialmente scudi rotondi simili a quelli degli opliti greci, elmi a calotta bassa e con una cresta, e venivano spesso rappresentati con lance a punta larga. Successivamente si diffusero grandi spade, scudi di forma ovoidale ed elmi simili a quelli utilizzati dai Galli.

elmo veneto

elmo veneto

Religione

Non vi sono molte notizie scritte circa la religione veneta, ma sono stati ritrovati numerosi luoghi di culto, necropoli e materiale votivo. I luoghi di culto non erano quasi mai situati in edifici chiusi, ma i riti si svolgevano solitamente in boschi sacri, in luogo libero da vegetazione e circondato da grandi alberi. All’interno si svolgevano processioni con canti e danze sacre, e all’interno di piccole edicole in legno vi erano rappresentazioni sacre. La quantità dei siti fa presumere l’esistenza di una classe sacerdotale, il cui compito era l’accensione dei fuochi sacri e i sacrifici animali, oltre a quello di scrivere (la scrittura era un privilegio di pochi).

CLICCA…

Nelle necropoli venete si possono distinguere i doni modesti dei ceti meno abbienti e quelli dei più ricchi, i quali venivano depositati insieme alle spoglie come corredo funebre. Il corpo del defunto veniva cremato e le ceneri erano poste in apposite urne e, durante la sepoltura, si offrivano alle divinità cibo e bevande (si praticava, dunque, il rito del banchetto funebre).[28] Si è a conoscenza della presenza del culto degli elementi naturali, e in particolare dell’acqua medicamentaria (o per lo meno ritenuta tale), mediante la quale la divinità interveniva dando la guarigione: la cerimonia prevedeva la richiesta di guarigione da parte del malato, una processione e quindi vi erano le offerte a qualche idolo.[28]

Ad Este è stata rinvenuta una lamina da cui si può ricavare il nome di una divinità: Reitia, dea guaritrice, della natura, protettrice delle nascite e dea della fertilità. Essa viene rappresentata con i tipici abiti veneti e con in mano la chiave per aprire la porta dell’aldilà.

Nei territori abitati dai Veneti sono state rinvenute molte sortes, tavolette di ossi di animali con iscrizioni, gettati dagli indovini per trarne gli auspici (ad esempio a Magrè di Schio, ad Asolo, sul Monte Summano in provincia di Vicenza).

Arte

 

La Situla Benvenuti

SITULA VENETKIENS

SITULA VENETKIENS

Peculiaria dei Veneti era la cosiddetta “arte delle situle”. Queste situle venivano create tramite la lavorazione del bronzo in lamine, che venivano modellate e ricongiunte a formare non solo situle, ma anche più in generale vasi, coperchi, cinture e foderi di pugnali e spade. Le lamine venivano lavorate a sbalzo, ovvero l’artista batteva la lamina dal rovescio, facendo così sollevare al diritto le forme volute, creando un bassorilievo.

Con i Veneti si passò per la prima volta dalla raffigurazione geometrica a quella di figure naturali e umane, come si può vedere nell’importante Situla Benvenuti. Questa situla, della quale manca la parte inferiore (che terminava in un basso piede svasato), era parte del corredo funebre di una tomba femminile, scoperta nella necropoli Benvenuti. Essa è il primo e più importante esempio di situla con raffigurazioni umane. Sono visibili tre fasce in cui sono rappresentate uomini, attività umane (guerra, gare, commercio) e figure mitologiche. Situle, cinturoni, elmi, laminette presentano sulle superfici motivi decorativi legati alla realtà quotidiana, ai commerci, alle attività agricole, alla ritualità, alla guerra insieme con animali fantastici di derivazione orientale.

Gli unici precedenti – soltanto per ciò che riguarda la forma – delle situle venetiche sono manufatti orientali e centro-europei. Per quanto riguarda, invece, i soggetti raffigurati, l’unico precedente è il tintinnabulo della Tomba degli ori di Bologna, del VII secolo a.C. Quest’arte nacque probabilmente in ambito veneto, dove si sviluppò per secoli passando da forme più naturali a forme più artificiose, in un certo senso “barocche”. Gli ultimi esempi ad oggi conosciuti di questa arte sono le laminette dei donari.

Il cavallo, chiamato Ekvo dai Veneti antichi, animale-totem della protostoria dell’Europa, giocò nella loro cultura un ruolo di prim’ordine. Questi animali erano allevati per la loro valenza economica e come simbolo di predominio aristocratico e militare. I cavalli dei Veneti erano noti per la loro abilità nella corsa ed erano spesso riprodotti negli ex voto, nelle aree più sacre. Centinaia di bronzetti a forma di cavallo o di cavaliere su cavallo provengono dai luoghi di culto dei Veneti. Al cavallo erano riservati appositi spazi di sepoltura nelle necropoli. Il cavallo compare in vari manufatti come immagine simbolica o elemento decorativo nonché in alcune sepolture (come quella del Piovego, VI-V sec. a. Cr.) insieme all’uomo che di lui si era preso cura in vita.

I FENICI

La Fenicia era una lunga striscia di terra che si trovava tra il mare e le montagne ed era troppo piccola per essere coltivata.

La costa, invece, era ricca di promontori e di insenature dove era facile costruire porti. Per questi motivi la vita dei Fenici è stata molto legata al mare. I Fenici sono diventati navigatori e commercianti abilissimi.

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Intorno al 2000 a.C., i Fenici abitavano nelle terre dell’attuale Libano e in una piccola parte della Siria; in seguito, hanno occupato anche altri territori lungo le coste del Mediterraneo.

I Fenici non avevano uno Stato unitario. Infatti le loro città erano indipendenti, ognuna con il proprio re e i propri dèi, ma avevano la stessa lingua e le stesse usanze. La civiltà fenicia raggiunse il periodo di maggiore sviluppo tra il 1200 a.C. e il 500 a.C.

LA PORPORA

Il termine fenicio deriva dal greco phòiniks che significa “rosso”. Tale denominazione, che ritroviamo già in Omero, è particolarmente significativa in quanto fortemente legata alla merce più preziosa e importante che i Fenici esportavano in Grecia e in tutto il Mediterraneo: la porpora, un prezioso pigmento che veniva estratto da molluschi del genere Murex, alloggiati in conchiglie che vivevano nel mare prospiciente le coste del Libano e che i Fenici avevano imparato molto presto a utilizzare su scala industriale per tingere i tessuti. Il mollusco veniva spremuto e mescolato al sale, quindi esposto al sole per tre giorni. Il succo estratto veniva fatto bollire molto lentamente in grandi recipienti di piombo finché il liquido non fosse evaporato per metà. Solo a questo punto vi si potevano immergere i panni che si dovevano colorare.

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Murice

Il risultato erano tinte diverse e brillanti, dal rosa pallido al viola più intenso, a seconda del materiale e del tempo di immersione. Il processo di estrazione di questa sostanza, lungo e complesso, faceva sì che le stoffe trattate con la porpora fossero molto costose, e il loro utilizzo venne a lungo associato con l’idea della regalità.

L’ALFABETO FENICIO

I fenici scrivevano su righe da destra a sinistra. Il loro alfabeto comprendeva 22 segni consonantici, mentre per le vocali non si usava alcun segno (è un abjad, termine che indica un alfabeto solo consonantico). 

Le lettere dell’alfabeto furono ricavate dagli antichi segni pittografici: si scelse una parola che iniziava con una determinata consonante; il suo simbolo venne poi semplificato e usato per rappresentare sempre quella consonante.

 

Il sistema alfabetico era molto più semplice rispetto alle scritture pittografiche e ideografiche diffuse a quel tempo, come l’egiziano o il cuneiforme; permetteva di essere compreso e scritto più facilmente da tutti, non solo dagli scribi e dalla casta regale e sacerdotale. I fenici diffusero il loro sistema presso molte altre popolazioni con cui vennero a contatto durante i loro viaggi per mare: l’alfabeto aramaico greco mostrano chiari segni di derivazione dal fenicio; e perfino scritture dell’India e dell’Asia ne portano traccia. In pratica, l’alfabeto fenicio è la radice comune da cui si sono sviluppati quasi tutti i moderni alfabeti.

 

Il più antico reperto che riporta iscrizioni in alfabeto fenicio è il sarcofago di Ahiram, antico re fenicio, che fu ritrovato a Byblos nel 1923 e che risale a circa il 1200 a.C. Per il resto non ci sono pervenuti molti documenti, a parte qualche iscrizione di carattere religioso e ufficiale; molto di ciò che hanno scritto i fenici è andato perduto.

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Sarcofago del re Ahiram . Beirut

 

I Fenici hanno cambiato e reso più semplici le scritture:

  • hanno collegato i suoni della voce umana a una ventina di segni scritti;
  • poi hanno unito i segni per formare le parole: avevano così inventato l’alfabeto!

L’alfabeto fenicio si scriveva da destra a sinistra.

Gli scribi scrivevano soprattutto su fogli di papiro, ma non solo: scrivevano anche su legno, cuoio, pezzi di terracotta e lamine di metallo.

I Fenici hanno diffuso l’alfabeto presso i popoli con i quali avevano rapporti commerciali

ABILISSIMI ARTIGIANI

In Fenicia la terra coltivata era scarsa. L’unica ricchezza naturale che i Fenici avevano era il legno delle foreste: con il legno costruivano delle grandi navi.

Con le navi i Fenici andavano a cercare le materie prime in territori al di fuori del loro Paese.

Quando ritornavano in patria trasformavano le materie prime in merci e oggetti che poi rivendevano ad altri popoli: i Fenici divennero abili artigiani.

Producevano oggetti molto pregiati, come coppe e piatti in bronzo, pettini, scatole e mobili d’avorio.

I Fenici producevano il vetro e lo hanno portato in tutto il Mediterraneo.

Un altro prodotto molto famoso e prezioso fabbricato dai Fenici erano i tessuti colorati con la porpora.

 

MARINAI ESPERTI

I Fenici divennero marinai esperti: sapevano navigare in mare aperto, cioè lontano dalla costa, e orientarsi con la Stella Polare. Avevano inventato l’ancora, il timone e avevano dotato le loro navi di file di remi. La chiglia delle loro navi andava molto al di sotto del livello dell’acqua e dava stabilità alla nave.

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Le navi fenicie erano conosciute in tutto il Mar Mediterraneo. Quelle che trasportavano merci erano larghe per permettere il carico degli oggetti e dei materiali. Le navi da guerra erano lunghe, strette e molto veloci.

I Fenici avevano capito che servivano luoghi dove sostare, far rifornimento di viveri e acqua o depositare le merci. Gli scali commerciali, cioè i porti dove si fermavano le navi per fare rifornimento e per scambiare le merci, sono diventati poi delle vere e proprie città, le colonie, che mantenevano stretti contatti con la terra d’origine.

La più importante delle colonie fenicie era Cartagine, sulla costa dell’Africa. Alcune colonie furono fondate anche in Italia: Palermo, Solunto, Mozia, Nora, Tharros.

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LA CIVILTA’ CINESE

LA CIVILTÀ CINESE

La civiltà cinese è nata lungo il Fiume Giallo, che scende dalla catena dell’Himalaya.

Fiume giallo

Fiume giallo

Perché si chiama Fiume Giallo?

Perché in questo fiume c’è la sabbia gialla che viene dal vicino deserto. Quindi le acque di questo fiume sono di colore giallastro.

Nella stagione delle piogge, la sabbia diventava un fango che usciva dal letto del fiume e rendeva fertile il terreno intorno.

Fiume Giallo

Fiume Giallo

Ecco perché, verso il 3000 a.C., molte persone sono andate a vivere intorno al fiume.

Oltre a coltivare i campi, gli antichi Cinesi allevavano maiali, buoi, pecore, polli, anatre, bufali e cani.

Il territorio popolato dai Cinesi era circondato da alte montagne, queste montagne per molti secoli hanno impedito che i cinesi comunicassero con altri popoli.

 

LE ATTIVITÀ NELL’ANTICA CINA

L’agricoltura era la principale attività degli antichi Cinesi.

Tutta la famiglia del contadino si occupava dei lavori agricoli. In Cina a periodi in cui pioveva moltissimo e avvenivano delle inondazioni, seguivano lunghi periodi in cui non pioveva e quindi non c’era acqua per irrigare i campi. Ma i contadini avevano però imparato a controllare le piene dei fiumi: costruivano gli argini alti per non fare uscire l’acqua dal letto del fiume. I Cinesi costruivano terrazzamenti per coltivare i terreni in pendenza.

terrazzamenti

terrazzamenti

Per un mese all’anno, ogni agricoltore era obbligato a lavorare per costruire opere a favore della comunità: per esempio argini e canali.

Gli artigiani cinesi erano molto bravi a lavorare il bronzo.

spada cinese in bronzo

spada cinese in bronzo

Con il bronzo fabbricavano armi e strumenti per le attività quotidiane e per le cerimonie religiose.

La produzione della seta era un’altra attività caratteristica dell’antica Cina. Soprattutto le donne allevavano i bachi da seta e ricavavano dei fili resistenti. Infine con questi fili tessevano e facevano tessuti molto belli.

abito di seta

abito di seta

LE MONETE

I mercanti cinesi, che attraversavano tutto il Paese per vendere le loro merci, usavano le monete.

Fin dal 900 a.C. erano usate monete in rame, con un buco al centro. Nel buco i mercanti mettevano una corda o un laccio per legare le monete fra loro. In questo modo potevano portare facilmente il denaro.

 

antiche monete cinesi

antiche monete cinesi

L’ANTICA SOCIETÀ CINESE

La società cinese era formata, per la maggior parte, da contadini; c’erano anche artigiani e mercanti.

L’imperatore guidava l’esercito nelle battaglie.

Il territorio della Cina era molto grande, per questo l’imperatore aveva moltissimi funzionari, cioè persone che lo aiutavano a comandare. I funzionari facevano eseguire gli ordini dell’imperatore in ogni luogo dell’impero. L’imperatore decideva anche quali opere far realizzare al suo popolo, per esempio la rete di canali per irrigare le terre coltivate.

L’imperatore, inoltre, era un sacerdote e, secondo i Cinesi, era capace di mettere in comunicazione, collegare Cielo e Terra. I cinesi credevano che l’imperatore avesse i poteri di un dio, e i sui poteri erano tramandati ai figli.

 

L'Imperatore Qin Shi Huangdi

L’Imperatore Qin Shi Huangdi

LA SCRITTURA CINESE

In Cina la scrittura è diventata importante nel II millennio a.C.

In origine era usata per motivi religiosi. I sacerdoti la usavano per fare delle domande agli dèi e facevano così:

  • incidevano dei piccoli disegni, detti pittogrammi, su ossa di animali o gusci di tartaruga;
  • bruciavano le ossa o i gusci sul fuoco,
  • le ossa e i gusci si spaccavano e i sacerdoti interpretavano queste rotture come risposte degli dèi.
Pittogrammi delle parole TIGRE - DRAGO

Pittogrammi delle parole TIGRE – DRAGO

Poco alla volta i pittogrammi sono stati disegnati in maniera più semplice e sono diventati ideogrammi.

I funzionari usavano la scrittura con ideogrammi per comunicare le decisioni dell’imperatore e per registrare le merci su tavolette di legno.

Gli ideogrammi cinesi sono rimasti quasi uguali per molti secoli: ancora oggi, infatti, in Cina si usa una scrittura ideografica (cioè che usa ideogrammi).

Nella scrittura ideografica i segni corrispondono a delle idee.

Esempio di ideogrammi

Esempio di ideogrammi

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